Scienze Regionali
  Italian Journal of Regional Science
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Scienze Regionali
Italian Journal of Regional Science
Vol.16 – n. 1, 2017, 129-136
 
Sezione: Note e dibattiti/Notes and Debates
 
Note a margine de Le città invisibili di Calvino e la questione urbana oggi
Augusto Cusinato*

Il contributo di Silvano Tagliagambe pubblicato in questo numero di Scienze regionali (Tagliagambe, 2017) è di rilevante interesse per le stesse scienze regionali, particolarmente per il modo con cui sono declinate in Italia e, più in generale, nell’ambiente neo-latino, dove la transdisciplinarità e l’apertura alla varietà delle sollecitazioni culturali vanno di pari passo col riconoscimento della responsabilità sociale della ricerca scientifica. Avvalendosi dello straordinario apparato allegorico provvisto da Le città invisibili, il paper propone una prassi per la comunicazione tra comunità diverse, se non «altre» tra loro: in prima battuta, l’attenzione è posta sulle comunità epistemiche, ma successivamente il discorso si estende al più ampio contesto sociale, il quale costituisce l’effettivo termine di riferimento dello scritto. Il medium attraverso il quale Tagliagambe compie una simile estensione è indicato nella città: sullo sfondo delle fantasmagoriche raffigurazioni offerte da Calvino, essa appare come il dispositivo privilegiato sia per la generazione della babele dei linguaggi, sia per la loro transcodifica tra le molteplici comunità che li esprimono: un gioco che non è tuttavia a somma zero, poiché non si risolve nella formazione di una lingua franca – non vi è alcun esperanto nel quale confidare − bensì traspone le differenze su un piano di conoscenza (e consapevolezza) più articolato e potenzialmente foriero di novità. Il tutto nel contesto di un’epoca, quale la presente, caratterizzata dall’indebolimento, verosimilmente irreversibile, dei riferimenti epistemologici, metodologici e anche ideologici sui quali nei due secoli trascorsi si era alimentata l’idea di un progresso convergente verso una comune e universale «rappresentazione del mondo» e un corrispondente ordine sociale: un’epoca, prendendo a prestito il lessico dell’autore, segnata dalla «rottura della comunicazione» a tutti i livelli, epistemologico, culturale e sociale, per non dire di quello geo-politico. Inutile rilevare quanto sia ambizioso l’intendimento di indicare una via per conseguire un’unità nella frammentazione, ovvero per comporre quella che appare una contraddizione in termini, quasi un’utopia. Soltanto la rilevanza della posta sociale che è vi sottesa può renderla plausibile, conferendole anzi una connotazione d’intensa, drammatica eticità.

...


* Dipartimento di Progettazione e pianificazione in ambienti complessi, Università IUAV, S. Croce 1957, 30135 Venezia, e-mail: augusto.cusinato@iuav.it.
 
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